lo sciopero è un nostro diritto….non toglieteci anche questo !
marzo 2nd, 2009 by aitras | Filed under Aitras News.A scanso di ogni equivoco, premetto che l’articolo non è una lezione di diritto sindacale, ma solo una personale riflessione su una notizia che è impazzata negli ultimi giorni, mi riferisco al c.d. sciopero virtuale.
Dai giornali e dalla radio, apprendo per la prima volta il concetto di sciopero virtuale, con descrizioni sommarie con un minimo di approfondimento, a mio vedere sufficiente per riflettere. Una riflessione non limitata alla notizia, bensì incardinata al contesto giuridico a cui appartiene: il diritto costituzionale ed il diritto sindacale (una sotto branca del diritto del lavoro).
Lo sciopero è un diritto che la nostra attuale Costituzione garantisce, poiché è una importante arma persuasiva che i lavoratori, parte debole, hanno per farsi sentire dal loro datore di lavoro, parte forte. Parliamo di parti, poiché un rapporto di lavoro è pur sempre un contratto pur peculiare che sia. Parliamo di parti deboli e forti, poiché un lavoratore rispetto ad un datore di lavoro è pur sempre un sottoposto assoggettabile, ricattabile, intimoribile ecc. che in sede di trattative contrattuali potrebbe subire l’imposizione di condizioni inique. Parliamo in questo contesto di arma persuasiva perché tale diritto concretizza il famoso detto l’unione fa la forza. Ma la vera forza dello sciopero non è il fatto di far vedere al datore di lavoro che tutti i lavoratori non sono d’accordo con lui, se ne fregherebbe alla grande, bensì di fare bloccare per una giornata, o più, la produzione arrecandogli così un danno economico. La minaccia di una tale perdita è sufficiente a dissuadere il datore di lavoro. Nel settore pubblico, invece, la vera forza dello sciopero è il disagio arrecato all’utenza che per converso addebiterebbe il tutto all’amministrazione politica del momento.
Lo sciopero, se utilizzato con senso di responsabilità, non è uno strumento di ricatto o di ripercussione dannoso per gli utenti cittadini come qualcuno cerca di fare intendere parlando di servizi pubblici essenziali. Le norme di autoregolamentazione e l’attività dei sindacati (tutti senza distinzione di colore) negli ultimi tempi non hanno trascurato il senso di responsabilità sopra detto.
In questo complesso si inserisce il concetto di sciopero virtuale, come nuovo strumento atto ad impedire disagi per i cittadini e indebiti ricatti.
Dalla stampa apprendo che il concetto di sciopero virtuale si incardina su due punti fondamentali:
Non ha una applicazione generalizzata, cioè si applica a tutti quei settori che elargiscono servizi pubblici essenziali con un esempio ricorrente quello degli operatori del pronto soccorso. Orbene costoro non possono astenersi dal lavoro in quanto ciò potrebbe causare la morte di chi richiede un loro intervento urgente (che io ricordi non mai letto o sentito che chi opera in questi settori “delicati” abbia fatto scioperi assassini, mi sembra soltanto un argomento per acchiappare la benevolenza dell’opinione pubblica);
Consiste nell’obbligare alla prestazione i lavoratori, anche se aderiscono allo sciopero indetto dai sindacati e nel far perdere a loro ugualmente la paga giornaliera che andrebbe in beneficenza. Consiste, anche, nel “danneggiare” l’amministrazione datrice di lavoro, obbligando loro di pagare a favore della suddetta beneficenza, il doppio della paga giornaliera di tutti gli scioperanti. Con tale sistema, per dire il vero, si danneggiano solo i lavoratori. Perché? Il disagio in un siffatto sciopero colpirebbe il datore di lavoro soltanto se anch’esso fosse un privato cittadino che assieme al lavoratore si troverebbe a finanziare la beneficenza. Non sarebbe un disagio (o sacrificio) per lo Stato datore di lavoro che già oggi presenta in bilancio capitoli di spesa per finanziare la beneficenza ed il volontariato. Infatti, qualora dagli scioperi virtuali dovessero giungere soldi nei capitoli di spesa per la beneficenza, lo Stato risparmia di finanziarli con altri strumenti, tributari ad esempio. Risultato che il sistema dello sciopero virtuale nelle amministrazioni pubbliche non solo non costituisce arma di persuasione a vantaggio dei lavoratori, ma addirittura si rileva un’arma autolesionista (perdere soldi per non conquistare nulla) per loro, mentre va a tutto vantaggio dello Stato e di chi ha interesse a pagare meno tasse. Diversa cosa sarebbe, invece, nel settore privato, l’imprenditore costretto a versare somme in beneficenza potrebbe cedere agli scioperi e se ciò non accadesse la resistenza avrebbe uno scopo sociale e una funzione di pubblica utilità.
A mio avviso l’introduzione dello sciopero virtuale nei rapporti di lavoro di pubblico impiego, proprio per la riflessione vista sopra, costituisce un modo indiretto per sopprimere il diritto di sciopero dei pubblici dipendenti, i quali saranno privati di ogni strumento di lotta civile e della loro dignità di lavoratori, ossia ridurli a fannulloni senza possibilità di far sentire la loro voce e quindi senza possibilità di riscatto.






